Lucio Dalla - Disperato erotico stomp (testo)

“Ti hanno vista bere a una fontana
che non ero io
ti hanno vista spogliata la mattina
birichina biricò
mentre con me non ti spogliavi
neanche la notte
ed eran botte, Dio, che botte

Ti hanno visto alzare la sottana
la sottana fino al pelo, che nero!
Poi mi hai detto - poveretto
il tuo sesso dallo al gabinetto -
te ne sei andata via con la tua amica
quella alta, grande e fica
tutte e due a far qualcosa di importante
di unico e di grande
io sto sempre a casa, esco poco
penso solo e sto in mutande.

Penso a delusioni, a grandi imprese
a una thailandese
ma l’impresa eccezionale
dammi retta, è essere normale
quindi, normalmente sono uscito
dopo una settimana
non era tanto freddo
e normalmente ho incontrato una puttana.

A parte il vestito, i capelli
la pelliccia e lo stivale
aveva dei problemi anche seri
e non ragionava male
non so se hai presente
una puttana ottimista e di sinistra
non abbiamo fatto niente
ma son rimasto solo
solo come un deficiente.

Girando ancora un poco
ho incontrato uno che si era perduto
gli ho detto che nel centro di Bologna
non si perde neanche un bambino
mi guarda con la faccia un po’ stravolta
e mi dice - sono di Berlino -.

Berlino, ci son stato con Bonetti
era un po’ triste e molto grande
però mi sono rotto, torno a casa
e mi rimetterò in mutande.

Prima di salir le scale
mi son fermato a guardare una stella
sono molto preoccupato
il silenzio m’ingrossava la cappella.

Ho fatto le mie scale tre alla volta
mi son steso sul divano
ho chiuso un poco gli occhi
e con dolcezza è partita la mia mano”.

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Lucio Dalla, Disperato erotico stomp - 5:50
(Lucio Dalla)
Album: Come è profondo il mare (1977)

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Citazioni.

“Dalla, per fare troppo lo spiritoso o per far vedere che soffre, condisce i suoi spaghetti canori miliardari con i luoghi comuni della miseria e del sesso sottoproletario: siamo arrivati al populismo della masturbazione bolognese. Che bisogno c’è di tanti culi, fiche, peli o pippe per mandare un messaggio?”.

(Sergio Saviane su L’Espresso, anno 1977. Opinione probabilmente non lungimirante, considerato che la canzone divenne poi un cult della musica d’autore italiana, apprezzata nel tempo da varie generazioni).

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“E’, senz’altro, una delle canzoni più strane e singolari mai scritte in lingua italiana. Una sorta di “viaggio urbano iniziatico”, una sgangherata avventura picaresca che si conclude con il protagonista che si tira una bella sega, in piena regola, senza se e senza ma. Sul divano di casa, in una serata alla fine degli anni ‘70, senza ripensamento alcuno. Nel 1977, anzi; e dico poco. Un vero e proprio unicum nella canzone d’autore, mi sa non solo italiana. Ai tempi in cui la scrisse e la cantò, Lucio Dalla era probabilmente il miglior cantautore italiano; dico “era”, perché, poi, ha subito a mio parere e disgraziatamente un’involuzione terrificante. Però, nel 1977, era quello da cui erano usciti capolavori assoluti come 4 marzo 1943 [Gesù bambino], Le parole incrociate (una delle più belle e terribili canzoni in lingua italiana), Come è profondo il mare o L’operaio Gerolamo. Lucio Dalla aveva (e, da questo punto di vista, ha tuttora) una padronanza musicale di prim’ordine; a differenza degli altri principali cantautori italiani, era ed è un musicista completo. Rimpiangendo il Dalla che fu, quando alla musica faceva corrispondere anche testi meravigliosi (scritti da lui o da altri), quando uscì Disperato erotico stomp non fu gridato solo allo “scandalo”; fu espressa anche perplessità. Il maggior cantautore “serio” che avessimo, il folletto peloso che alternava canzoni di duro impegno civile e politico alle storie d’amore più belle, ci rendeva partecipi di una sua serata bolognese in cui, piantato da una tipa, vagava per il centro concludendo col tirarsi un sentitissimo raspone. Inaudito. In due giorni, lo Stomp divenne la canzone più famosa del periodo. Erano i tempi dei “concertoni” negli stadi, del tour Dalla-De Gregori, di un’Italia dove ci si sparava per le strade ma viva e tesa; sì, ho nostalgia di quei tempi. E non solo perché avevo quindici o sedici anni.

Dal punto di vista stilistico, bisognerà che 34 anni dopo qualcuno lo dica: lo Stomp è un capolavoro. Ci provarono a sminuirla, a chiamarla uno “scherzo” (di cattivo gusto, secondo alcuni moralisti), un divertissement o qualcosa del genere. In realtà, ha dentro qualche “vocina”, o retrogusto, di amarezza. Lucio Dalla è alto 1,59, è peloso come un gorilla e è decisamente brutto; è una canzone di solitudine, uno di quei “giri per la città” senza nessuna mèta che, almeno a me, ricorda con altre caratteristiche un altro giro solitario: quello di Livorno di Piero Ciampi. Ma Livorno era disperazione pura, senza nessuna concessione al grottesco; lo Stomp è disperato e grottesco al tempo stesso. Bisogna essere attenti, in mezzo alle risate, a cogliere la disperazione che pure è chiaramente espressa nel titolo; e non è una presa in giro. Una canzone unica, appunto. Senza pari. Fu subito “catturata” dagli adolescenti, perché gli adolescenti se ne intendono bene sia di risate che di disperazione e di seghe. Essendo stato un “coevo” di quell’età precisa, posso dire che non esisteva pischello che non la conoscesse a memoria. Sugli autobus, la mattina per andare a scuola, non era raro sentire coretti che scandalizzavano le vecchiette. Poi, naturalmente, è stata rimossa. Ve lo immaginate, ora, un cantautore mediamente “serio” che fa una cosa del genere? Un Vinicio Capossela che si tira una sega? Mamma mia. Rimossa sì, ma non per questo non si pensa più “a delusioni e a grandi imprese”. Allora, sarà bene rispolverarla, questa vecchia e incredibile canzone. Picaresca, sboccata, folle, disperata, sola. Senza farla passare per quello che non è. Chi la conosce si preoccupa sempre quando si ferma a guardare una stella nel silenzio; anche se non ve lo dirà mai, sono le due di notte e è solo. E si prepara a salire le scale tre alla volta. Guardate che questa canzone parla di tutti noi. Parla anche di tante altre cose, compreso di un anno lontano dove tutto sembrava cambiato per sempre. Parla ridendo delle proprie debolezze e delle proprie disperazioni, che sono le nostre e sempre lo saranno. Immortale”.

(Riccardo Venturi, Scale tre alla volta, pubblicato sul sito Canzoni contro la guerra)

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Brano proposto da: Arturo Bandini
Direttore: Arturo Bandini (direttore@infinititesti.com)
Responsabile Quality: Marie Jolie (quality@infinititesti.com)

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