Pink Floyd - Soundtrack from the Film More (album) (testi e traduzioni)

pink-floyd-more.jpg

Soundtrack from the film More è il terzo album dei Pink Floyd, colonna sonora dell’omonimo film diretto da Barbet Schroeder (in italiano More - Di più, ancora di più). Fu registrato presso gli Abbey Road Studios di Londra e fu pubblicato il 27 luglio 1969.

—————————————————-

Tracce.

1. Cirrus Minor (testo e traduzione)
2. The Nile song (testo e traduzione)
3. Crying song (testo e traduzione)
4. Up the Khyber (brano strumentale)
5. Green is the colour (testo e traduzione)
6. Cymbaline (testo e traduzione)
7. Party sequence (brano strumentale)
8. Main theme (brano strumentale)
9. Ibiza bar (testo e traduzione)
10. More blues (brano strumentale)
11. Quicksilver (brano strumentale)
12. A spanish piece (testo e traduzione)
13. Dramatic theme (brano strumentale)

—————————————————-

Citazioni.

“[...] Per i Pink Floyd è la prima esperienza con una colonna sonora. L’album comprende re-incisioni delle musiche del film, a volte in forme molto diverse. Questo è anche il primo disco dei Pink Floyd senza il membro fondatore Syd Barrett, allontanatosi dal gruppo all’inizio del 1968, durante le registrazioni del precedente lavoro. Music from the Film More raggiunse il 9º posto nel Regno Unito ed il 153° negli Stati Uniti.
Nel 1987 l’album venne ripubblicato in una versione CD. Una versione rimasterizzata digitalmente venne, invece, rilasciata nel 1995 in Europa e nel 1996 in Nord America.
Esistono altre due canzoni, presenti nel film ma escluse dall’album per motivi di spazio: la strumentale Hollywood composta da David Gilmour (della durata di 38 secondi) e Seabirds, scritta da Roger Waters (dura 3 minuti e 50 secondi). Attualmente non risultano incluse in nessuna raccolta ufficiale e neanche nella ristampa su CD dell’album. Sono reperibili soltanto su alcuni bootlegs tratti però direttamente dall’audio del film: in essi, oltre alla musica, sono presenti anche i dialoghi delle relative scene”.

(Wikipedia, voce Soundtrack from the Film More)

—————————————————-

“Il 69 è un anno frenetico, dal punto di vista artistico, per i Pink Floyd: il complesso si cimenta infatti nello sviluppo di due suite da proporre negli spettacoli dal vivo come “The Man” e “The Journey“, e tenta il primo vero approccio con l’arte cinematografica scrivendo la colonna sonora per il film di Barbet Schroeder, More, a cui si aggiungono quelle per “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni e “Music From The Body” di Roy Battersby, quest’ultima a nome del solo Waters.
More, in particolare, è forse uno dei dischi più sottovalutati della produzione floydiana, straordinariamente coeso e delicato, con brani che fanno da scenario alle atmosfere del film uniti da una disarmante semplicità melodica. Da ricordare, fra tutti le composizioni, le brevi e acustiche “Cirrus Minor“, “Green is the colour” e “Cymbaline“, oltre alla minisuite “Main Theme“, che sembra ricordare la parte centrale della precedente “A Saucerful of Secrets“”.

(Filippo Neri, su Ondarock.it, Pink Floyd - Esplorando il lato oscuro della luna)

—————————————————-

““Il regista Barbet Schroeder ci diede seicento sterline a testa, aggiungendo che tutta la musica prodotta sarebbe rimasta di nostra proprietà, così trottammo di buon grado in studio, facendo tutto il lavoro in otto giorni”. Il chitarrista David Gilmour lo riassume così, l’ingaggio dei rampanti e ancora squattrinati Pink Floyd per la colonna sonora di “More”, alternativo e veristico melodramma sulla droga, loro terzo album e, dal punto di vista del lungometraggio, opera di debutto per l’ex-allievo di Jean Luc Godard.
Sull’argomento droghe il gruppo s’era fatto in quegli anni decisamente un nome, grazie soprattutto al loro ex-leader il povero Syd Barrett, un fattone di grandissimo talento, a quel punto però fuori formazione da oltre un anno, cacciato via per manifesta inaffidabilità. In realtà i tre suoi ex-compagni, più il nuovo arrivato Gilmour, erano piuttosto e semplicemente dei discreti ubriaconi, con l’aggiunta di qualche canna ogni tanto, ma l’alea delle kermesse psichedeliche, dei concerti pieni di suoni e di luci fatti apposta per far andare fuori di testa il pubblico, era ancora ben salda addosso a loro.
Nel 1969, quindi, nulla di più adatto dei giovani Pink Floyd per commentare musicalmente la storia d’amore, di droga e di morte sotto il cocente sole mediterraneo proposta dal film. La trama, molto brevemente, introduce il tipico studente idealista ed ingenuo, ben deciso a provare nuove esperienze ed espandere la sua vita, che se ne va in autostop a Parigi e qui si innamora subito del tipo di donna più pericoloso per lui, cioè la classica tossica, carina da morire ma inevitabile, estrema fonte di guai. La raggiunge a Ibiza (luogo ben diverso da quel che diventerà dieci/quindici anni dopo: niente discoteche e fighetti, piuttosto una nutrita presenza di hippies in giro, nonché di spacciatori, feste private e amore libero), vorrebbe redimerla ma è invece lei a spingerlo sempre più a fondo nel proverbiale “tunnel”, a caricargli addosso la stessa scimmia sua, fino al tragico finale.
Attratti dalla possibilità di autoprodursi per la prima volta, e constatando che il film metteva in campo grosso modo le cose giuste sulle droghe (joint… yes, fix absolutely not!), i quattro musicisti passarono cinque notti in bianco a suonare e registrare in studio, consegnando al regista sedici pezzi. Schroeder ne usò ben quindici, ma quasi sempre con una certa (troppa) parsimonia: diversi brani risuonano infatti anche meno di un minuto in colonna sonora, messi in secondo piano dal tipico ed asciutto stile da cinema verité adottato, quasi documentaristico nell’esporre la tragica vicenda dei due protagonisti nella splendida cornice dell’isola spagnola, al tempo ancora lontana dalle eccessive e cafone sovrastrutture consumistiche di oggi.
Per motivi di spazio vinilico, l’album si ferma a tredici canzoni, di cui la metà con tanto di liriche, a riprova che la formazione attinse anche alla parte inedita del ben strutturato repertorio in essere nei concerti, completandolo poi con le migliori idee ed intuizioni strumentali ispirate alla pellicola, materializzatesi in quelle jam session notturne.
[...]
Quest’album, malgrado i suoi alti e bassi e pur essendo una colonna sonora, è inserito con piena dignità nel percorso musicale Floydiano, costituendo un’importante tappa di quella faticosa, ma trionfale ripartenza che porterà il gruppo dalla splendida ed ancora circoscritta fase psichedelica Barrettiana, inopinatamente e forzatamente conclusasi già al secondo disco, alla nuova formula progressive di planetario riscontro, che verrà raggiunta compiutamente solo al sesto disco, l’ottimo “Meddle” del 1971″.

(Pier Paolo Farina, su Storiadellamusica.it, Pink Floyd - Soundtrack from the film More)

—————————————————-

InfinitiTesti è un sito amatoriale che propone traduzioni e revisioni di testi musicali da tutto il mondo. I nostri lavori sono disponibili nelle pagine Traduzioni e Discografie, o si può far riferimento anche all’Indice Generale, suddiviso in canzoni Italiane e Straniere. Per maggiori approfondimenti in merito ai nostri percorsi e alle nostre Rassegne, si può leggere la sezione dedicata agli Speciali. Per ricevere in tempo reale tutti gli ultimi post pubblicati, si possono sottoscrivere i Feed RSS di InfinitiTesti. Per collaborare in qualunque forma con la redazione, si può far riferimento alla pagina Contatti.

—————————————————-

—————————————————-

  • Share/Bookmark

Lascia un Commento

Bad Behavior has blocked 2780 access attempts in the last 7 days.

Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicita' e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Ok