R.E.M. - Lettera al Mucchio Selvaggio (2)

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“Caro Mucchio,

ho sentito la necessità di togliermi la veste di semplice lettore per indossare quella di corrispondente per cercare in voi, che siete i maggiori fornitori della mia informazione musicale, aiuto e possibilmente delle risposte (se ce ne sono). Sto vivendo un periodo di travaglio musicale interiore, di rabbia mista a sconforto a causa dell’uscita dell’ultimo lp dei R.E.M.. Sono sempre stato un fedele adepto dei quattro ragazzi di Athens a cui devo momenti fantastici del mio tempo libero, e il merito di avere aperto notevolmente i miei orizzonti musicali, e non sopporto vedere una delle più grandi band di culto americane che viene prostituita dai media.
Non ne posso più di sentire i R.E.M. nei rotocalchi dei grandi network, vederli comparire per “Superclassicashow”, dei commenti aberranti di dj ignoranti, di sentire Shiny Happy People rimbombare dai canali superalimentati delle macchine ferme ai semafori [...]. Ed ora cosa succederà? Stipe e Co. si monteranno la testa e faranno la fine dell’altra grande band generazionale quali gli U2? O per fare un esempio nostrano, siamo condannati a vedere i R.E.M. fare la fine dei Litfiba che da 17 Re sono passati a quello stile da bucanieri di El Diablo?”.

(Henry - Modena, lettera al Mucchio Selvaggio n. 164 - settembre 1991).

Risposta di Max Stéfani:

“E ci risiamo ancora una volta. Appena un gruppo che ci è caro ha successo, molti dei vecchi fans si sentono traditi, hanno paura che i loro beniamini si montino la testa, cambino musica, si prostituiscano al dio-denaro, ecc. E’ vero che il successo può dare alla testa, ma non credo che esso sia sufficiente a fare in modo che il cambiamento avvenga. Io direi che il successo smaschera la stronzaggine di un individuo. Insomma, se uno diventa stronzo o si monta la testa, è perché stronzo già lo era prima. E non mi sembra proprio il caso dei R.E.M. che ho avuto in modo d’incontrare recentemente (quando già il loro disco era numero uno in USA) e mi sono sembrati dei ragazzi come quelli della porta accanto.
Sul fatto che gli appassionati di un certo gruppo si sentano in parte defraudati quando questi acquistano una fama maggiore lo posso capire, ma non posso giustificare questa masochistica forma di rifiuto. Se i R.E.M. entrano in classifica in Italia o se lo stesso succedesse per i Gang o per John Hiatt o per Julian Cope o per chi vuoi tu dobbiamo solo che esserne contenti. Perché si mettono un po’ di soldi in tasca (decisamente meritati vista la qualità della loro musica), perché è meglio che vendano i Neville Brothers che Lucio Dalla o Claudio Baglioni giacché si alza la qualità del gusto collettivo e, non ultimo, perché quei soldi che arrivano alla casa discografica serviranno per spingere altri gruppi di qualità invece che la solita mondezza”.

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